Traduzione dell'articolo di Alexander Wallasch del 24 marzo 2026: Il dott. Jonas Tögel parla di «fonti dubbie» nei resoconti dei media occidentali e esamina criticamente la cifra tanto citata di 30.000 manifestanti uccisi in Iran.
Lo psicologo dell'Università di Ratisbona si chiede: la storia secondo cui il governo iraniano, in quanto «regime assassino», avrebbe ucciso 30.000 manifestanti è attualmente una delle armi più potenti nella guerra dell'informazione. Ma è vera? Dalle armi di distruzione di massa del 2003 alle vittime di massa del 2026.
Il dott. Jonas Tögel è ricercatore presso la cattedra di Psicologia dell’Educazione dell’Università di Ratisbona. I suoi principali ambiti di ricerca sono il soft power, le tecniche di motivazione e la propaganda – temi sui quali ha pubblicato numerosi articoli scientifici, tra cui lavori sulla “guerra cognitiva” e sulla “propaganda di guerra ieri e oggi”. Il dott. Tögel analizza regolarmente come le narrazioni vengano utilizzate in modo mirato nei media e in politica.
In un estratto da uno dei suoi video, Tögel riprende un esempio di grande attualità: la copertura mediatica delle proteste in Iran nel gennaio 2026. Inizia la sua analisi con un annuncio chiaro: «Ora arrivo alla domanda decisiva», dice. «Vado al sodo e vedrete, la questione si fa delicata. Sarà davvero difficile capirci qualcosa». Tögel accompagna il suo pubblico in una ricerca che presenta insieme al lavoro di Max Blumenthal e Wyatt Reed su The Grayzone.
Il ricercatore sottolinea innanzitutto quanto sia importante risalire alle fonti di una notizia. Bisognerebbe guardare più da vicino da dove provengano effettivamente le notizie. Tögel ricorda casi simili come l’«Osservatorio siriano per i diritti umani» a Londra e avverte: «Sono cose davvero incredibili quelle che poi accadono». Molti media diffondono ormai solo il numero nudo e crudo: 30.000 manifestanti uccisi. «Tutti copiano gli uni dagli altri», critica Tögel. «Alla fine il messaggio viene ripetuto più volte e nessuno sa più da dove provenga in realtà?»
È proprio questo che Blumenthal e Reed hanno fatto nel modo giusto:
«Si sono chiesti: da dove viene? E questa domanda è fondamentale, perché qui si tratta davvero delle fondamenta di questa guerra. Tutto il sostegno è possibile anche perché riescono a raccontare questa storia.»
Tögel fa riferimento a due articoli sui 30.000 morti risalenti al gennaio 2026: una notizia sul «Guardian» e una su «Time Magazine». «Questi sono i resoconti originali», riassume. Per il Guardian ha scritto la blogger Deepa Parent, che secondo Tögel è «sempre molto impegnata» «quando si tratta di scrivere articoli che in realtà mettono in cattiva luce l’Iran e il governo iraniano».
«La sua fonte è un “dottor X”, che non viene nominato affatto!», continua Tögel.
«Non sappiamo chi sia. Il Guardian dice: fidatevi di noi! Noi come giornale abbiamo verificato. Ma non riveliamo il nome.»
Il dottor Tögel rivela che il Guardian è in parte finanziato da Pierre Omidyar e la «Rights and Freedom Section» dalla sua ONG «Humanity United».
«E naturalmente lavorano affinché in Iran venga rovesciato il governo», spiega. Omidyar collabora inoltre con enti statunitensi come USAID e il National Endowment for Democracy – «che sono in prima linea quando si tratta di attuare questo copione per il cambio di regime».
La situazione sarebbe simile per la rivista Time: lì gli autori fanno riferimento a «due alti funzionari del Ministero della Salute iraniano» – anch’essi anonimi. Inoltre, secondo quanto legge Tögel nell’articolo del «Time Magazine», viene citato un chirurgo oculista tedesco di nome Amir Parasta.
Ma anche Parasta sarebbe «uno stretto alleato del lobbista del principe ereditario Reza» – il figlio dello Scià, che avrebbe dovuto prendere il potere dopo il previsto cambio di regime.
«È così che avrebbero voluto gli Stati Uniti. Ci hanno provato. Ora, naturalmente, è fallito», conclude Tögel. Il bilancio dello studioso di Ratisbona è chiaro: se le fonti rimangono anonime, gli attivisti perseguono i propri interessi ed esistono legami finanziari con le reti per il cambio di regime, «allora diventa molto, molto difficile affermare con certezza che si tratti di prove concrete».
Tögel conclude:
«L'intera faccenda poggia su fondamenta di argilla. Ora l'abbiamo esaminata nei dettagli».
Lo studioso di Ratisbona scrive nella sua conclusione personale riguardo alla cifra di 30.000 morti:
«Dopo un'approfondita ricerca, sono convinto che non sia vera. La realtà è molto più complessa del semplice messaggio del “regime assassino”. È certo che ci sia stata violenza e che dei manifestanti siano stati uccisi. Le manifestazioni, tuttavia, non sono sorte per caso: secondo le loro stesse dichiarazioni, i servizi segreti stranieri hanno contribuito a inscenare queste rivolte e a fomentare la violenza. Si tratta di una chiara violazione del diritto internazionale. Inoltre, l’Iran soffre di dure sanzioni economiche che hanno causato molta sofferenza."
Il video completo del Dr. Tögel è disponibile qui
Alexander Wallasch, scrittore e giornalista tedesco -> L'autore
