Norbert Häring analizza l'euro digitale e pubblica il controverso dibattito, con argomenti a favore e contro. Tradotto e raccomandato da Bernhard Oberrauch.
Fonte: https://norberthaering.de/kryptowaehrungen/
Tutto quello che dovreste sapere sull'euro digitale per temerlo
10. 11. 2020 | Quasi nessun altro documento mi è stato inviato così spesso come le recenti riflessioni della Banca centrale europea (BCE) su un euro digitale. C'è evidentemente un grande bisogno di valutazioni sul fatto che un euro digitale sarebbe una cosa positiva o negativa. Tra gli altri, i rappresentanti di Monetative e della Sinistra stanno esercitando pressioni sulla BCE in tal senso. Ritengo che questo sia un grave errore.
Paura dell'euro digitale? Risposta di Fabio De Masi
10 novembre 2020 | Nel mio post sul blog “Tutto quello che dovreste sapere sull’euro digitale per averne paura” avevo definito ingenue le richieste dei rappresentanti della Sinistra a favore di un euro digitale. A questo proposito interviene Fabio De Masi, esperto di finanza e vicepresidente del gruppo parlamentare DIE LINKE al Bundestag.
Paura dell’euro digitale? Risposta di Monetative
13 novembre 2020 | Nel mio post sul blog “Tutto quello che dovreste sapere sull’euro digitale per averne paura” avevo definito ingenue le richieste dei rappresentanti di Monetative a favore di un euro digitale. Klaus Karwat (1° membro del consiglio direttivo) e Simon Sonnenberg (responsabile delle pubbliche relazioni) commentano la questione in una replica.
Nota sull'immagine: ho utilizzato e modificato la copertina del libro “La Matrix Europea” di Francesco Amodeo. Francesco Amodeo analizza in modo molto critico il sistema finanziario e la politica ad esso collegata in Europa: un libro davvero consigliabile.
--------------
Gli articoli tradotti:
Tutto quello che dovreste sapere sull'euro digitale per temerlo
Il 2 ottobre la BCE ha annunciato tramite un comunicato stampa di voler intensificare il proprio lavoro su un euro digitale. Ciò è motivato da tre possibili scenari: (i) un forte calo dell'uso del contante, (ii) l'emissione di un «mezzo di pagamento privato globale che comporta preoccupazioni normative e rischi per la stabilità finanziaria e la tutela dei consumatori», e (iii) l'ampio utilizzo di una valuta digitale della banca centrale emessa da banche centrali straniere.
Con un euro digitale, chiamato anche moneta digitale della banca centrale o, secondo l’abbreviazione inglese, CBDC, si potrebbero effettivamente ottenere dei risultati positivi, se lo si volesse e fosse consentito, ovvero
- creare un complemento al contante che protegga la privacy quasi altrettanto bene ma sia più pratico per alcune applicazioni,
- offrire ai cittadini e alle imprese un’alternativa alla moneta bancaria a rischio di fallimento e, in tal modo, limitare il potere delle banche,
- contribuire a impedire che un'azienda privata come Facebook, con una propria valuta accettata in tutto il mondo, sostituisca l'euro nei pagamenti,
- impedire che la Cina, con il suo yuan digitale, sostituisca l'euro (o il dollaro) come valuta di transazione.
Questi sono i motivi per cui la sinistra e Monetative promuovono la moneta digitale della banca centrale.
D'altra parte, però, si possono anche fare cose piuttosto subdole, soprattutto:
- facilitare e accelerare l'abolizione del contante per perfezionare il controllo finanziario sui cittadini.
- difendere e ampliare il potere sanzionatorio del governo statunitense, con cui impone la propria legislazione in tutto il mondo, anche in Europa, in violazione del diritto internazionale.
Per rendere comprensibile la mia valutazione al riguardo, vorrei prima spiegare brevemente cos'è un euro digitale e come funziona. Poi si tratterà di chi lo controlla e cosa motiva questa o queste autorità.
Cos'è un euro digitale?
I saldi digitali denominati in euro e con cui è possibile pagare esistono già oggi sotto forma di moneta bancaria, sulla base della quale effettuiamo bonifici o paghiamo con la carta. Tuttavia, questi saldi digitali presso le banche rappresentano giuridicamente solo diritti al pagamento di euro reali da parte della banca centrale. Un vero euro digitale è denaro digitale della banca centrale.
Finora solo le banche hanno accesso al denaro digitale della banca centrale. Esse dispongono di conti di deposito presso la banca centrale tramite i quali gestiscono i pagamenti tra loro. La novità fondamentale del denaro digitale della banca centrale (per tutti) consisterebbe nel fatto che tutti avrebbero accesso, direttamente o indirettamente, a tale denaro della banca centrale utilizzabile nei pagamenti digitali. A tal fine ci sono due possibilità:
- ognuno riceve un conto presso la banca centrale per i pagamenti. I saldi su di esso sono convertibili uno a uno in saldi presso le banche commerciali o in contanti. Come il contante, questi saldi non sono a rischio di insolvenza, perché sono garantiti dalla banca centrale.
- I cittadini non possono certo avere un conto presso la banca centrale, ma dispongono di conti speciali presso le banche per la moneta digitale della banca centrale. A differenza dei normali saldi bancari, il saldo su questi conti non è un credito nei confronti della banca, ma un conto fiduciario. Il titolare del conto è proprietario del denaro in esso depositato, la banca lo amministra solo in qualità di fornitore di servizi. Se esistono questi conti, la moneta digitale della banca centrale può passare dal conto della banca centrale di una banca a un conto CBDC privato.
Se si vuole proteggere la privacy finanziaria, si può offrire la possibilità di caricare l'euro digitale su portafogli elettronici anonimi, con i quali è possibile pagare in modo anonimo.
In realtà sembra una buona idea e potrebbe anche esserlo. Ma:
Il rovescio della medaglia
Chi crede che proprio le banche centrali, che da dieci anni lavorano insieme sotto la guida degli Stati Uniti per ridurre il contante, progetterebbero l’euro digitale in modo tale da poter pagare in modo anonimo più di importi minimi, è estremamente ingenuo. Non solo per quanto riguarda il contante, ma anche, ad esempio, per le carte di credito ricaricabili, con le quali si potrebbe fare acquisti su Internet nel rispetto della privacy, le possibilità di utilizzo e gli importi consentiti sono stati sempre più limitati. Perché coloro che hanno agito in questo modo dovrebbero improvvisamente imparare a rispettare il valore della privacy finanziaria delle persone quando si tratta di moneta digitale della banca centrale?
E in effetti, dove i piani della banca centrale sono già a buon punto, in Svezia, si parla solo di importi minimi che dovrebbero essere utilizzabili al massimo in forma anonima. E anche questo può essere disattivato in qualsiasi momento.
A quanto pare, però, in Svezia la moneta digitale della banca centrale dovrebbe servire ad attenuare gli svantaggi legati alla completa eliminazione del contante e quindi a facilitare l'abolizione del contante. Tra questi svantaggi c'è il fatto che, senza il contante come unica moneta della banca centrale, non esiste più un chiaro punto di riferimento giuridico per il sistema monetario. Se la moneta bancaria rappresenta un diritto al pagamento del contante come mezzo di pagamento legale, che cos'è allora la moneta bancaria quando non c'è più contante?
La Banca centrale svedese ha già redatto un documento in merito, in cui è giunta alla conclusione che la situazione diventerebbe piuttosto complicata. Se si rende la moneta digitale della banca centrale un'ulteriore forma di mezzo di pagamento legale, questo problema è risolto.
Per questo ho avuto un brivido quando l’avvocato generale dell’UE, nel mio procedimento dinanzi alla Corte di giustizia europea sul diritto al pagamento in contanti del canone radiotelevisivo, ha inserito di sua iniziativa – in un parere che sembrava più politico che giuridico – un lungo passaggio in cui affermava che, secondo il suo – discutibile – opinione giuridica, una moneta digitale della banca centrale eventualmente emessa in futuro possa essere dichiarata mezzo di pagamento legale.
Anche il problema delle persone senza conto bancario, che attualmente frena ancora l'eliminazione del contante per motivi giuridici, può essere risolto più facilmente se lo Stato può semplicemente emettere a tutti delle carte di pagamento che possono essere ricaricate con moneta della banca centrale.
La privacy e il contante devono essere aboliti
Quanto ci si possa aspettare in termini di tutela della privacy è già evidente dal fatto che nel lungo rapporto di un gruppo di lavoro composto da importanti banche centrali, tra cui la BCE, insieme alla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), presentato all’inizio di ottobre, solo un breve paragrafo è dedicato a questo tema. E questo chiarisce essenzialmente solo che occorre trovare un equilibrio con l’interesse sovrano alla sorveglianza. E:
«Per una moneta digitale della banca centrale e il relativo sistema di pagamenti, ci saranno dati, e una questione chiave della politica nazionale sarà decidere chi potrà accedere a quali parti (di questi dati) e in quali circostanze.
Si afferma sì che si intende continuare a offrire il contante fintanto che i cittadini lo vorranno, ma nulla di più. Nulla riguardo al mantenimento della disponibilità e dell’utilizzabilità del contante, affinché i cittadini abbiano anche un motivo per continuare a volerlo utilizzare.
I messaggi – abolizione della privacy finanziaria e del contante – sono abbastanza chiari tra le righe per chiunque voglia ascoltarli. Per chi desidera maggiore chiarezza, ecco una citazione del direttore della BRI Augustin Carstens tratta da un discorso del 2019 intitolato “The future of money and payments”. L’ex governatore della banca centrale messicana e laureato all’Università di Chicago è l’uomo di Washington alla guida della BRI e un combattente esperto contro il contante.
«Come il contante, una CBDC sarebbe disponibile 24 ore su 24. A prima vista, non cambierebbe molto per chi, ad esempio, si reca al supermercato mentre torna a casa. Lui o lei non avrebbe più la possibilità di pagare in contanti. Tutti gli acquisti sarebbero elettronici.
Anche il rapporto del gruppo di lavoro della BCE di ottobre è piuttosto chiaro. In esso si legge:
«Le normative non consentono l’anonimato per le transazioni di pagamento elettroniche e l’euro digitale deve, in linea di principio, rispettare tali norme. L’anonimato potrebbe dover essere escluso, non solo a causa degli obblighi legali relativi al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, ma anche per limitare, se necessario, la cerchia degli utenti dell’euro digitale – ad esempio per escludere determinati utenti al di fuori dell’area dell’euro e impedire flussi di capitale eccessivi.
Gli utenti esterni che potrebbero essere bloccati sono, si badi bene, solo un esempio. Chiunque può essere bloccato e i flussi di denaro dell’intera popolazione possono essere indirizzati e limitati se, anche grazie all’euro digitale, a un certo punto non ci sarà più contante in quantità significative.
La BCE si preoccupa solo delle banche
Dalle file della BCE, il direttore generale per i pagamenti, Ulrich Bindseil, ha presentato un progetto per un euro digitale che rende più che evidente che i cittadini non possono aspettarsi nulla di buono da esso. La sua proposta mira soprattutto a garantire che le banche possano continuare a giocare al loro vecchio gioco, in cui immettono in circolazione denaro proprio attraverso l’acquisto di titoli e la concessione di crediti, stimolando così l’economia, immettendo quindi ancora più denaro in circolazione a proprio conto e a proprio profitto, e così via, finché l’intero sistema a un certo punto crolla e le banche vengono poi salvate dallo Stato e dalla banca centrale.
A tal fine, Bindseil intende rendere poco attraenti i depositi dei cittadini presso la BCE con tassi di interesse negativi per tutto ciò che supera i 3.000 euro. Il motto è: non fare concorrenza alla moneta bancaria instabile.
L'unico problema è che una moneta della banca centrale di questo tipo, che non consente pagamenti anonimi o ne consente solo in misura limitata e che limita così fortemente l'ammontare dei depositi, è piuttosto poco attraente, come ha evidenziato il professore di economia Peter Bofinger in una rubrica sul Handelsblatt.
„Peter Bofinger: L'euro digitale non soddisferà le aspettative“
„L'euro digitale è quindi pensato per i consumatori normali. Ma a cosa serve loro un conto presso la Bundesbank, dove non è previsto alcun fido e i saldi superiori a 3.000 euro sono soggetti a interessi di mora? In questo senso, ogni banca online ha molto di più da offrire.
Se si teme che il contante possa scomparire, sarebbe molto meglio garantire che la disponibilità di contante sia assicurata su tutto il territorio e che si possa pagare ovunque. Infatti, l'euro digitale non può soddisfare la crescente domanda di un mezzo di pagamento sicuro e anonimo, come dimostra l'aumento della circolazione di contante in tutte le principali valute, almeno non nella concezione prevista e pensata.
Contrastare Libra e lo yuan digitale
Se non si tratta degli interessi dei cittadini, di cosa si tratta allora? Di ciò di cui si tratta in realtà sempre nella politica monetaria e geopolitica: il potere. Inizialmente è stato probabilmente l’annuncio della moneta di Facebook, Libra, a mettere in allarme i banchieri centrali. Una piattaforma come Facebook, con oltre due miliardi di utenti in tutto il mondo, che emette una propria moneta, potrebbe potenzialmente minare il potere delle banche centrali. Persino il ministro delle finanze statunitense Mnuchin ha definito Libra una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Cosa c'entri una valuta privata con la sicurezza nazionale degli Stati Uniti lo spiega il testo del bando dei servizi segreti (Office of the Director of National Intelligence) per un progetto di ricerca sui pericoli per il dominio globale del dollaro. In esso si legge, nella mia traduzione:
«Il fatto che il dollaro sia la valuta di riserva mondiale comporta molti vantaggi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Ogni transazione internazionale effettuata in dollari fornisce agli Stati Uniti gli strumenti legali per agire contro i reati finanziari connessi a tali transazioni, compreso il sostegno al terrorismo e la diffusione di armi di distruzione di massa. Inoltre, ciò consente agli Stati Uniti di imporre sanzioni efficaci contro determinate entità che violano leggi o trattati internazionali o che hanno la capacità di causare instabilità nei mercati globali. Gli Stati Uniti esercitano la loro egemonia internazionale in misura non trascurabile grazie al loro potere finanziario e alle loro autorità finanziarie. Tuttavia, esistono molte minacce per il dollaro e il suo status di valuta di riserva mondiale. Paesi come la Cina e l’India hanno economie grandi e in crescita che potrebbero competere con la crescita economica degli Stati Uniti. Molti appassionati di criptovalute prevedono che una criptovaluta globale o una valuta digitale nazionale potrebbero minare il dollaro.
Era prevedibile che il governo degli Stati Uniti avrebbe avuto il potere di mettere sotto controllo Facebook e Libra. Il 6 maggio 2020, l'ex primo sottosegretario al Tesoro e massimo responsabile delle sanzioni finanziarie, Stuart Levey, è stato nominato capo della Libra Association. Questa nomina potrebbe significare che Libra è stata destinata a diventare, invece che una potenziale minaccia per il dominio del dollaro, un alleato nel preservarlo.
Per le banche centrali degli altri paesi questa è naturalmente una buona notizia solo in misura limitata, se si considera con quale spietatezza gli Stati Uniti impongono ormai i propri interessi politici ed economici con la spada delle sanzioni contro tutti e contro chiunque. Le sanzioni contrarie al diritto internazionale contro le aziende europee che partecipano al progetto legale Nord Stream 2 e al commercio legale con l’Iran sono solo due esempi tra tanti.
Per il resto del mondo minacciato dalle sanzioni finanziarie statunitensi, una sorta di “Libra-dollaro” che potrebbe soppiantare la propria valuta anche sul territorio nazionale rappresenta quindi una grave minaccia. Infatti, la spada delle sanzioni diventerebbe così sempre più affilata.
Se si è ostinatamente ottimisti, si potrebbero interpretare gli sforzi delle banche centrali europee per l’introduzione della moneta digitale della banca centrale come un tentativo di offrire ai cittadini un mezzo di pagamento in grado di competere in termini di attrattiva con le offerte statunitensi come Libra.
A sostegno di questa tesi vi è anche il fatto che all'inizio dell'anno la BCE e le banche centrali di Giappone, Svezia, Canada, Regno Unito e Svizzera, insieme alla BRI, hanno costituito un gruppo di lavoro per scongiurare la minaccia di Libra mediante la moneta digitale della banca centrale. È degno di nota il fatto che la Federal Reserve statunitense non ne facesse parte.
Ma sarebbe ingenuo. Come scrive Peter Bofinger nel suo articolo, i sistemi di pagamento come quello di PayPal sono molto più attraenti di un e-euro castrato a vantaggio delle banche – almeno finché la sottomessa Commissione europea rinuncia a far rispettare le norme europee sulla protezione dei dati contro i colossi statunitensi dei dati come PayPal.
Paypal ha recentemente ampliato la propria offerta includendo i pagamenti in Bitcoin. Per l’azienda sarà un gioco da ragazzi gestire anche transazioni in e-euro attraverso il proprio sistema, mantenendole così nell’ambito controllabile dai servizi statunitensi.
Insieme contro la Cina
Nel frattempo, la Federal Reserve statunitense si è unita al gruppo come settimo membro ed è riuscita a far sì che gli altri sei, nel rapporto pubblicato in ottobre dal titolo “Central bank digital currencies: foundational principles and core features”, si impegnassero a gestire lo sviluppo della moneta digitale delle banche centrali in modo aperto e cooperativo tra loro.
Inoltre, il rapporto afferma che uno dei principi fondamentali deve essere il coinvolgimento del settore privato, ovvero di fatto delle grandi multinazionali statunitensi che dominano il traffico dei pagamenti:
«Allo stesso tempo, il sistema di pagamenti su cui circola una CBDC deve coinvolgere il settore privato, affinché possa beneficiare dell’innovazione e della concorrenza, il che favorisce l’accettazione e l’utilizzo.
In altre parole, non deve esistere un sistema interamente controllato dallo Stato (nazionale) che escluda i gruppi statunitensi.
Non sono quindi più possibili movimenti di allontanamento dal dominio del dollaro e dal potere sanzionatorio degli Stati Uniti su cui esso si basa. Insieme, ora si tratta solo di scongiurare l’altra minaccia alla supremazia del dollaro: lo yuan digitale.
La banca centrale cinese è già più avanti con la sua valuta digitale. Da ottobre, in un quartiere della metropoli di Shenzhen è in corso una prova sul campo con lo yuan digitale, che la banca centrale ha distribuito tramite sorteggio tra le persone che volevano partecipare. All'inizio della prova, 3.400 negozi hanno accettato la nuova valuta.
È stato percepito come un altro colpo di scena il fatto che il produttore cinese di smartphone Huawei abbia dotato il suo nuovo modello di punta Mate 40 di un portafoglio elettronico preinstallato, che può essere ricaricato con yuan digitali o criptovalute.
Si prevede che la stessa funzionalità sarà presto integrata anche nei modelli a basso costo di Huawai e in quelli di altri produttori cinesi come Transsion, che detengono una quota di mercato significativa in Africa. L'Africa intrattiene stretti rapporti commerciali con la Cina, per cui lo yuan potrebbe in questo modo espandere notevolmente la propria quota di mercato in Africa, a scapito del dollaro.
E anche se così non fosse, il sistema di pagamenti cinese su cui si basano questi portafogli potrebbe attirare molti flussi di pagamento, sfuggendo così alla supervisione e alle possibilità di sanzioni da parte di Washington. Questo è ciò che si teme maggiormente a Washington.
Conclusione
Chi vuole rendere il sistema monetario più stabile e a misura di cittadino e preservare la privacy dei cittadini, non dovrebbe chiedere che la banca centrale emetta moneta digitale di banca centrale. È segno di spiccata ingenuità voler dare ai capri attrezzi da giardino migliori e consigli affinché diventino giardinieri di maggior successo. I capri devono uscire dal giardino, se si vuole proteggerlo.
Trasferito ai banchieri centrali, ciò significa: il benessere e il malessere finanziario delle nazioni non devono più essere affidati a persone che sono completamente indipendenti dalla volontà degli elettori e che possono quindi comportarsi senza ostacoli come difensori degli interessi del settore finanziario privato e dei ricchi. Nulla migliora fornendo strumenti migliori a coloro che vogliono ciò che è sbagliato.
Versione inglese: All the good things a digital euro could do – and all the bad things it will
Dichiarazione di Fabio De Masi con la mia replica
Dichiarazione di Monetative con la mia replica
Maggiori informazioni sull'argomento
Documento di posizione di Monetative: «Moneta digitale della banca centrale (CBDC) =
Denaro sicuro per tutti i cittadini»
Danyal Bayaz e Fabio De Masi: «Perché abbiamo bisogno dell'euro digitale proprio ora più che mai»
Paura dell’euro digitale? Risposta di Fabio De Masi
Fabio De Masi. Prendo molto sul serio le obiezioni formulate da Norbert Häring e Peter Bofinger contro l’euro digitale, che mettono in luce aspetti importanti.
Qualche osservazione per chiarire la mia posizione.
Chiedo un euro digitale a integrazione, non a sostituzione del contante. Per questo il nostro “progetto” non prevede carte di pagamento per simulare l’anonimato del contante. L’utilità sarebbe limitata e, a mio avviso, non riuscirebbe comunque ad affermarsi contro smartphone e simili.
La caratteristica importante del contante non è infatti la forma fisica di banconote o monete, ma il fatto che, a differenza della moneta bancaria (al di là dell’inflazione), il contante è sicuro al 100%, poiché è garantito dalla banca centrale ed è escluso dalla creazione di credito.
Il contante inoltre non lascia tracce digitali, il che è importante per la protezione dei dati dei cittadini. Ciononostante, sono favorevole a limiti massimi per il contante nelle transazioni, come ad esempio in Italia nella lotta contro il riciclaggio di denaro, perché nessuno deve acquistare un immobile in contanti.
Vogliamo semplicemente proteggere il contante come mezzo di pagamento legale e vogliamo l’euro digitale come complemento per coloro che non vogliono pagare in contanti, ma desiderano un livello europeo di protezione dei dati nei pagamenti.
È indiscutibile che PayPal e altri fornitori siano più competitivi sul mercato. Pertanto, a mio avviso, l’euro digitale ha senso solo se va di pari passo con la sovranità europea sui dati! Altrimenti sarebbe davvero superfluo – tanto più che i limiti massimi sono inevitabili per evitare una corsa agli sportelli digitale da parte del pubblico, che in caso di crisi potrebbe spostare i propri depositi bancari verso quelli della BCE.
È anche indiscutibile che attori potenti colleghino a questo l’obiettivo di una società senza contanti. In Cina è di fatto già così. Quando una volta ho voluto prelevare denaro in un hotel di lusso, hanno dovuto prima aprirmi un ripostiglio e riavviare il bancomat.
Naturalmente, tali considerazioni ricevono slancio dalla pandemia di coronavirus e dal successo dei paesi asiatici con sistemi meno liberali nel monitoraggio e nella lotta alla pandemia. La Cina intende introdurre la moneta digitale della banca centrale in occasione dei Giochi olimpici invernali e sta già effettuando test in diverse città.
L'accusa di Norbert Häring, secondo cui sarebbe ingenuo da parte nostra imporre le nostre idee sull'euro digitale, è del tutto comprensibile. Tuttavia, credo che altrimenti ci minacci un effettivo (non giuridico) soppiantamento del contante da parte della tecnologia e del potere di mercato (smartphone, Apple Pay, Facebook ecc.) e che ci ritroveremo senza alcuna possibilità di regolamentazione. Non a caso, consorzi come la European Payment Initiative sono contrari all’euro digitale e vogliono sviluppare soluzioni puramente private.
Inoltre, la sovranità economica dei paesi in via di sviluppo rischia di erodersi ulteriormente. Ad esempio perché una fuga verso la Libra di Facebook e l’ancoraggio a valute forti rendono più difficili i controlli sui movimenti di capitale e quindi una politica dei tassi d’interesse più autonoma. I più poveri dovranno svendere i propri dati a Facebook e Co. sotto la bandiera della “financial inclusion”.
In Sudafrica, ad esempio, molte persone con redditi irregolari non dispongono di conti bancari. Utilizzano carte sconto per gli acquisti. In questo modo vengono registrate le loro abitudini alimentari e vengono stimati l’aspettativa di vita, i rischi di malattia ecc., e i dati vengono scambiati, ad esempio, con le compagnie assicurative per aggirare le leggi antidiscriminazione nell’ambito delle assicurazioni sanitarie.
Credo che, dato l’attuale equilibrio di potere, la probabilità che le paure di Norbert Häring si avverino sia del tutto reale. Ma a mio avviso una semplice lotta difensiva per il contante non è sufficiente. Bisogna fare entrambe le cose e influenzare il dibattito pubblico con idee proprie. È ciò che cerco di fare con i miei modesti mezzi.
Abbiamo finalmente bisogno di un dibattito pubblico sul «capitalismo dei dati» nel XXI secolo e sui cambiamenti radicali nel mercato finanziario. Rispetto a Facebook, con i suoi 2,7 miliardi di utenti, la Deutsche Bank è una passeggiata. Vogliamo contribuire a questo.
Maggiori informazioni sull’argomento
«Non lasciare il sistema finanziario a Facebook, Apple e Ant Financial»
Documento di posizione sull’euro digitale di Fabio De Masi e del gruppo di lavoro Economia e Finanze della frazione DIE LINKE al Bundestag
La mia replica
Norbert Häring. Sono molto grato per la risposta rapida, dettagliata e aperta di Fabio De Masi alla mia critica alla sua richiesta alla BCE di un euro digitale, che ho definito ingenua. L'ho paragonata a chiedere alle capre di coltivare meglio l'orto.
Interpreto la risposta di Fabio De Masi nel senso che, pur vedendo i pericoli da me descritti, non vuole comunque lasciarsi sfuggire l'occasione di discutere, sulla base dell'attuale tema dell'«euro digitale», quali siano i punti deboli del nostro sistema finanziario e in quale direzione dovrebbe essere modificato. Si tratta di un approccio legittimo.
Tuttavia, se si intraprende questa strada, è molto importante formulare e presentare le proprie proposte in modo tale da ridurre al minimo il rischio di essere strumentalizzati da coloro che vogliono il contrario per i propri scopi. Questo pericolo è reale, perché la controparte non agisce a viso aperto, ma nega intenzioni come l’abolizione del contante e allo stesso tempo le porta avanti in modo indiretto e con l’inganno.
Alcune osservazioni su singoli punti della replica:
«Ciononostante, sono favorevole a limiti massimi per il contante nelle transazioni, come ad esempio in Italia nella lotta contro il riciclaggio di denaro, perché nessuno deve acquistare un immobile in contanti.
I limiti massimi per i pagamenti in contanti realmente esistenti e discussi non sono dell’ordine di grandezza rilevante per l’acquisto di immobili, ma si aggirano tra i 500 e poche migliaia di euro. Se non è più consentito pagare in contanti nemmeno un'auto usata o una bicicletta costosa, si tratta di restrizioni significative. Da varie parti, dai sostenitori dell'eliminazione del contante fino al Fondo Monetario Internazionale, è stato proposto pubblicamente di introdurre tali limiti a un livello elevato, apparentemente non problematico, per poi abbassarli una volta che ci si sarà abituati alla rottura del tabù. Gli obblighi di segnalazione per la vendita di case, auto costose o gioielli di valore in caso di pagamento in contanti soddisfano altrettanto bene lo scopo dichiarato e legittimo, ma non soddisfano lo scopo secondario di eliminare gradualmente il contante dall'economia.
«Credo solo che altrimenti ci minacci un'effettiva (non giuridica) sostituzione del contante da parte della tecnologia e del potere di mercato (smartphone, Apple Pay, Facebook ecc.) e che ci ritroveremo senza alcuna possibilità di regolamentazione.
Non vedo come l’esistenza di una moneta digitale della banca centrale, anche se non dovesse essere utilizzata per eliminare il contante, possa aiutare nella regolamentazione di Apple Pay, PayPal e simili. Questa regolamentazione è già possibile, ma non viene attuata in misura neanche lontanamente sufficiente, in particolare per quanto riguarda la protezione dei dati. Non mi è chiaro nemmeno come l’esistenza di moneta digitale della banca centrale dovrebbe aiutarci a evitare la sostituzione del contante con soluzioni private di pagamento digitale. Vedo solo tendenze nella direzione opposta, perché si può sostenere che il contante perda parte della sua importanza a causa della moneta digitale della banca centrale.
«Inoltre, la sovranità di politica economica dei paesi in via di sviluppo rischia di erodersi ulteriormente.
Sì, questo è un rischio, ma indipendentemente dall’esistenza o meno di un euro digitale. Se, ad esempio, in Africa invece di Libra o dello yuan digitale dovesse affermarsi una soluzione PayPal con dollari digitali o euro digitali, l’autonomia di politica economica e finanziaria dei paesi africani non ne trarrebbe alcun vantaggio. Che la BCE sviluppi un euro digitale E un sistema di pagamento associato che si affermi anche in Africa può essere considerato del tutto improbabile. E come ho illustrato citando il gruppo di lavoro competente delle banche centrali, non si mira affatto a fare concorrenza ai sistemi dei colossi finanziari statunitensi.
«A mio avviso, una semplice lotta difensiva per il contante non è sufficiente.
Non è questo ciò per cui mi batto. Mi batto per una lotta difensiva per la conservazione del contante e – anche sulla base di questo tema – per una lotta volta a riportare le banche centrali e, in generale, il sistema finanziario sotto il controllo democratico.
Paura dell’euro digitale? La risposta di Monetative
Gentile signor Häring,
condividiamo la sua critica fondamentale alle banche centrali e alle loro misure volte all’abolizione del contante.
In questo contesto, tuttavia, sorge la domanda se si debba per questo motivo rifiutare in larga misura il dibattito sulla moneta digitale delle banche centrali (CBDC). Infatti, sebbene vi siano buoni motivi per opporsi in modo ostile agli sviluppi verso la digitalizzazione del denaro, ciò significa ignorare la realtà. Anche questo potrebbe rivelarsi, in ultima analisi, ingenuo. Perché, in un’epoca in cui tutto viene digitalizzato, proprio il mezzo di pagamento legale dovrebbe esistere solo in forma analogica? La conseguenza logica è una perdita di importanza del mezzo di pagamento legale, come possiamo osservare oggi con il declino del contante.
I test e i progetti relativi alla moneta digitale della banca centrale sono già in corso da tempo e in parte piuttosto avanzati. La domanda è quindi innanzitutto se si voglia partecipare o meno a questi dibattiti. Noi riteniamo che sia assolutamente necessario. Altrimenti, lasceremo il campo della riorganizzazione digitale della nostra moneta interamente a istituzioni che sono giustamente oggetto di critiche. Non devono essere solo le banche centrali, le associazioni bancarie e le fintech a partecipare a questo dibattito che traccia il futuro. Per non parlare dei colossi tecnologici come Facebook. Occorrono invece anche posizioni della società civile su come questi sviluppi in atto possano essere modellati nel miglior modo possibile. Dobbiamo cercare di tracciare delle linee guida per l’imminente digitalizzazione della moneta.
Per questo motivo, a metà anno ci siamo occupati proprio di queste questioni e nel nostro documento di posizione sulla moneta digitale della banca centrale abbiamo formulato i relativi punti chiave e condizioni.
A questo punto vorremmo soffermarci solo su alcuni punti centrali: uno essenziale è la non discriminazione di tutti i cittadini, ovvero l’accesso a conti sicuri presso la banca centrale per tutti, nonché la piena convertibilità della moneta scritturale in CBDC. Inoltre, il contante, in quanto mezzo di pagamento fisico, anonimo e legale, deve assolutamente essere mantenuto. La CBDC può tuttavia garantire la certezza del diritto per la moneta digitale pubblica e deve quindi essere definita come mezzo di pagamento legale. Infine, questa moneta digitale della banca centrale non deve essere remunerata, poiché altrimenti si correrebbe il rischio reale di un'introduzione generalizzata dei tassi di interesse negativi. Ciò consentirebbe anche di creare incentivi disciplinari per le banche commerciali, che sarebbero del tutto nell'interesse di noi clienti bancari.
E solo a queste condizioni la moneta digitale della banca centrale è vantaggiosa per la popolazione: questi dovrebbero essere i principi guida! In che misura questi vengano naturalmente attuati o quanto sia realistico tenerne conto, su questo si può e si deve discutere con impegno. Nell’ottica di una politica monetaria orientata al bene comune, tuttavia, sono probabilmente necessarie entrambe le voci: quella di chi mette in guardia e quella di chi contribuisce a plasmarla.
Cordiali saluti,
Klaus Karwat, 1° presidente di Monetative e.V.,
Simon Sonnenberg, PR e relazioni pubbliche
La mia replica
Concordo sul fatto che sia importante e utile che i rappresentanti dell’interesse generale (perché questo termine improprio di “società civile”, di cui Monetative pullula) descrivano come deve essere una moneta digitale della banca centrale affinché sia di utilità alla collettività e non serva interessi particolari. Monetative lo ha fatto in modo esemplare.
Ma per evitare l'accusa di mostrarsi ingenui, e quindi di aiutare i rappresentanti di altri interessi contro l'interesse della collettività, dovrebbe seguire anche una discussione sulla questione se sia realistico sperare che queste condizioni vengano soddisfatte.
Se la risposta fosse negativa, sarebbe importante dirlo esplicitamente e aggiungere che si è contrari all’introduzione della moneta digitale della banca centrale finché la situazione non cambierà.
Per citare solo un esempio. Nella sintesi del documento di posizione di Monetative si legge:
«Fino a un limite da stabilire, i pagamenti devono poter essere effettuati in modo anonimo. In questo modo, la moneta digitale sarebbe anonima quanto il contante. L’attuale limite massimo per i pagamenti in contanti è di 10.000 euro. Questo può servire da orientamento per i limiti dei pagamenti anonimi con la CBDC. (…) Per i conti e i pagamenti anonimi dovrebbe essere utilizzata la tecnologia che garantisce il necessario anonimato.
Nel mio contributo ho citato alcune affermazioni che dimostrano che nulla che vada anche solo lontanamente in questa direzione è considerato giuridicamente possibile o accettabile dai banchieri centrali. Se però le cose stanno così, la Monetative dovrebbe dirlo chiaramente, e non fingere che si possa in qualche modo ottenere che una moneta digitale della banca centrale, una volta introdotta, possa essere utilizzata su larga scala per pagamenti anonimi.
Maggiori informazioni sull'argomento
Documento di posizione della Monetative: «Moneta digitale della banca centrale (CBDC) =
Denaro sicuro per tutti i cittadini»
