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MCS

Autore: Arch.Leopoldo Busa

INTERAZIONE AMBIENTE – INDIVIDUO

Durante il processo evolutivo del nostro eco-sistema sono venute a sintetizzarsi milioni di sostanze chimiche con le quali ogni organismo vivente, adattandosi progressivamente e specializzandosi geneticamente, ha dovuto nel frattempo interagire. Sono composti naturali di varia origine di cui l’uomo è prodotto, produttore e consumatore. Il processo di adattamento continuo avviene, a livello individuale, attraverso un’autoregolazione endotermica che mantiene l’organismo in uno stato di salute, riequilibrandolo costantemente col proprio ambiente di vita. L’interazione si sviluppa nei confronti di fattori esogeni sia fisici (luce, pressione, temperatura, radiazione solare, …) che fisico-chimici (polveri, fumo, vapori, …) ed è in grado di autoregolarsi fintanto che l’eco-sistema, attraverso i cicli dell’aria, dell’acqua, della terra e delle varie catene alimentari, rimane fisicamente e chimicamente stabile entro i parametri ambientali su cui l’individuo stesso si è evoluto.

CAMBIAMENTI

A partire dalla metà del secolo scorso e proseguendo esponenzialmente fino ai nostri giorni, sono stati prodotti ed immessi nell’ambiente numerosi nuovi composti di sintesi chimica antropogenica estranei, sia in termini quantitativi che qualitativi, ai naturali processi evolutivi e di autoregolazione dell’habitat umano.
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Fig. 1 -    Quantitativo annuale di sostanze chimiche sintetiche prodotte negli Stati Uniti ed immesse sul mercato dal 1945 al 1985.
(N. Ashford, C. Miller: Chemical Exposure. Low Levels and High Stakes)

Partendo dalla realtà economica statunitense degli anni ’70, fino ad arrivare all’attuale  politica energetica europea e di riflesso alla situazione italiana, si è registrata la costante tendenza ad aumentare l’efficienza degli involucri edilizi nel tentativo di contenerne i costi di gestione. Con l’introduzione di nuovi materiali coibenti ed il perfezionamento dei sistemi costruttivi, si è rafforzata negli ultimi anni la possibilità concreta di progettare e costruire edifici altamente ermetici la cui ventilazione però continua spesso ad essere affidata all’utente finale, con gravi conseguenze sulla qualità dell’aria interna:

aumento dell’inquinamento chimico:
le concentrazioni di sostanze chimiche presenti all’interno degli ambienti confinati raggiungono livelli notevolmente più alti rispetto a quanto, contemporaneamente, si registra all’esterno (cfr. grafico: fino a 5 volte superiori con un fattore moltiplicativo medio di 3).
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Fig. 2 -    Concentrazioni medie di 11 composti tossici in campioni d’aria prelevati nelle abitazioni di Elizabeth e Bayonne (New Jersey - USA) tra settembre e novembre 1981. I dati sull’aria di ambienti chiusi sono basati su 347 campioni, quelli sull’aria esterna su 84.
(N. Ashford, C. Miller: Chemical Exposure. Low Levels and High Stakes)

la stragrande maggioranza di queste sostanze appartengono alla consistente categoria dei Composti Organici Volatili (VOC): molecole molto differenziate per grado di nocività ed impatto organolettico che, facilmente evaporabili dalle superfici dell’involucro edilizio o degli arredi in esso contenuti, si disperdono nell’aria a temperatura ambiente. Possono derivare da sintesi chimica antropogenica (benzene, metano, idrocarburi, ecc.) o avere origine biogenica (soprattutto terpeni). Tali vapori chimici, sprigionati ed accumulati in ambienti indoor per mancanza o scarsità di ventilazione, sono spesso tossici e quasi tutti irritanti. Tra le maggiori sorgenti di VOC rientrano moltissimi materiali dell’edilizia e numerosi prodotti per la pulizia della casa e della persona;

aumento di particolato:
il particolato è il maggior vettore di trasporto aereo per molte sostanze chimiche non volatili che si aggregano ad esso e rappresenta quindi un fattore inquinante che va ad aggiungersi ai VOC. Consiste in microscopiche particelle sospese (di diametro compreso tra alcune decine e qualche centesimo di micron) la cui velocità di sedimentazione è sufficientemente ridotta da permetterne il trasporto da parte delle correnti d’aria normalmente presenti nell’ambiente confinato. Possono far parte del particolato particelle inorganiche, fibre, batteri, virus;

aumento del carico allergenico:
la scarsità di ventilazione, anche in un involucro sufficientemente coibentato, aumenta fortemente il rischio di umidità superficiale interna con conseguente possibilità di proliferazione di muffe, acari e funghi, soprattutto in corrispondenza di un eventuale ponte termico. I miceli possono essere un forte allergene per l’organismo umano e la loro diffusione sulle superfici murarie ne comporta un aumento di concentrazione anche nell’aria che, amplificato dalla presenza di spore, va ad alimentare la presenza di particolato nell’ambiente;
 
SENSIBILIZZAZIONE

La sensibilizzazione è una reazione organica alle sostanze chimiche presenti nell’ambiente. Può diventare multipla (MCS) nel caso coinvolga nel suo processo più composti. Si pone e viene a definirsi nei confronti di fenomeni legati all’atopia e alla tossicità classica nei seguenti modi:
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Fig. 3 -    Distribuzioni ipotetiche di diversi tipi di sensibilità in funzione della dose.
(N. Ashford, C. Miller: Chemical Exposure. Low Levels and High Stakes)

ANTICORPI
Gli anticorpi sono complessi proteici a struttura modulare capaci di legarsi in modo altamente specifico a particelle strutturalmente complementari denominate antigeni. La combinazione di più moduli garantisce la possibilità di generare un elevato numero di strutture diverse, capaci di coprire l'intero spettro antigenico virtualmente incontrabile dal sistema immunitario in natura. Le IgE sono una delle cinque classi di anticorpi e normalmente, in quanto proteine dirette contro specifici antigeni ambientali, sono presenti nell’organismo in quantità ridottissime. Rappresentano un importante marker ematico nella diagnosi di patologie allergiche (dette appunto malattie IgE mediate). Gli anticorpi specifici IgE generano reazioni allergiche immediate e macroscopiamente riconoscibili nell’idividuo atopico che entra in contatto con una particolare sostanza.

Tossicità classica, atopia ed MCS possono rappresentare diversi aspetti sintomatici di un’unica patologia ambientale. Storicamente si è sempre definito come malattia allergica quel processo IgE mediato collegato ad una ristretta classe di particolari antigeni. Se proviamo però ad allargare il concetto di diagnosi ad un significato più ampio di eziologia del fenomeno, si perviene alla conclusione che l’atopia, assieme alla tossicità classica, possa essere parte integrante di una patologia ambientale multisistemica molto diffusa definibile come sensibilità chimica.

CAUSE

Il sorgere ed il progredire di patologie legate ad MCS è un fenomeno associato a particolari sostanze chimiche, alla loro concentrazione nell’ambiente e alla predisposizione individuale di ognuno. Molto spesso la sostanza sensibilizzante non coincide con la sostanza scatenante: un composto chimico (sensibilizzante) può interagire con l’organismo a vari livelli in maniera latente e può passare molto tempo prima che gli effetti di tale interazione si manifestino con una sintomatologia precisa e possibilmente connessa all’assimilazione di una nuova sostanza (scatenante) da parte del soggetto sensibilizzato. La principale caratteristica degli inquinanti ambientali è quella di essere dotati di omologia strutturale con diversi ormoni (estrogeni, androgeni, ormoni tiroidei, ecc.) di cui amplificano o inibiscono i processi organici di sintesi, secrezione, trasporto, ricezione, funzionamento e metabolismo. L’entità del danno arrecato da tali inquinanti dipende da molteplici fattori:

il periodo di esposizione è di fondamentale importanza, il rischio varia infatti a seconda che l’esposizione sia avvenuta in utero, durante l’infanzia o in epoca adulta. Ovviamente, le fasi maggiormente suscettibili sono quelle in cui si realizzano le tappe essenziali dello sviluppo;

le dosi e tempi di esposizione;

la capacità detossificante individuale è direttamente proporzionale al grado di attività degli enzimi di inattivazione molecolare. Sebbene nella maggior parte dei casi i sistemi escretori riescano ad eliminare molte sostanze, talune hanno il tempo di alterare i processi organici sopra esposti ed altre, particolarmente complesse o difficilmente sintetizzabili, ostacolano le proprie fasi di metabolizzazione e rimangono nell’organismo parecchio tempo (accumulandosi in determinati tessuti bersaglio). In alcuni casi sono gli stessi metaboliti attivi generati (sottoprodotti metabolici) ad avere proprietà tossiche per l’individuo.
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Fig. 4 -    Progressione dei sintomi di reazione ad un irritante. Durante le prime fasi di esposizione ad una particolare sostanza predominano i sintomi di stimolazione. A mano, a mano che l’esposizione procede si sviluppa un periodo di “adattamento” durante il quale tali sintomi vengono riscontrati con minore intensità. Eliminando l’esposizione (o interrompendola), l’individuo denuncia sintomi di astinenza.
(N. Ashford, C. Miller: Chemical Exposure. Low Levels and High Stakes)
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Fig. 5 -    Sovrapposizione di reazioni a sostanze chimiche irritanti.
(N. Ashford, C. Miller: Chemical Exposure. Low Levels and High Stakes)

SOGGETTI SENSIBILIZZATI

Una persona sensibilizzata può diventare progressivamente sempre più vulnerabile, tanto da reagire anche a minimi stress o a brevi tempi d’esposizione fino ad avere reazioni allergiche violente anche nei confronti di sostanze assolutamente comuni e normalmente innocue. La sindrome si evolve partendo da una situazione asintomatica di tolleranza generale (stadio 0); attraversa fasi successive di sensibilizzazione progressiva ed ampliata a più sostanze (stadio 1); provoca stati infiammatori multi sistemici come artriti, vasculiti, dermatiti, coliti, miositi, riniti e problemi circolatori periferici (stadio 2); termina infine in un grave deterioramento psico-fisico caratterizzato da danni irreversibili di tipo neurologico, epatico, immunologico, oltre che da patologie quali lupus, cancro, gravi forme di autoimmunità, porfiria, sclerosi multipla (stadio 3). A partire dal 2° stadio della malattia, l’individuo genera sintomatologie che cominciano a renderlo intollerante nei confronti degli abituali ambienti di vita o di lavoro. Se non arginata mediante l’individuazione e l’opportuno evitamento delle sostanze sensibilizzanti e scatenanti, la malattia progredisce e i quotidiani spazi  confinati si trasformano in trappole chimiche che costringono il soggetto a trasferirsi in località e abitazioni con minori livelli inquinanti. La sindrome da MCS è una delle più gravi patologie conosciute, implica un ultimo stadio di invalidità totale con il completo isolamento dei pazienti impediti in qualsiasi forma di lavoro e vita sociale. In Italia gli individui affetti da questa patologia rimangono soggetti giuridici non riconosciuti dal Sistema Sanitario Nazionale, per questo motivo non vengono socialmente ed economicamente sostenuti.

DINAMICHE DI SENSIBILIZZAZIONE

Quando insorge una sensibilizzazione a sostanze chimiche, l’organismo reagisce sulla base di tre meccanismi fondamentali:

Quantità globale assunta:
ogni individuo ha una soglia che fissa la quantità limite di sostanza contaminanti che il suo organismo può accumulare. Questa soglia è variabile e può essere abbassata dallo stress, dalle infezioni, dalla mancanza di sonno o da scarso esercizio fisico.

Adattamento:
spesso si verifica una reazione fisiologica alla sostanza contaminante che l’organismo col tempo inibisce e maschera. Tale processo viene detto di “adattamento” e si ripete ad ogni nuova esposizione sino a raggiungere una fase di esaurimento delle capacità fisiche di adeguamento, in cui compare la malattia. L’odore che percepiamo entrando per la prima volta in ambienti estranei, o quello che riconosciamo in un’auto nuova, sono sintomi di interazione con sostanze volatili che, ambientandoci, diminuiscono per effetto del nostro sistema di adattamento; lo stesso vale per il profumo di una persona e accade per i fumatori che non avvertono più stimoli di tosse o i bevitori che si abituano a reggere l’alcool. Quello che per l’organismo è un sistema di difesa, nello studio eziologico della patologia diventa uno scomodo mascheramento (masking) delle relazioni di causa-effetto che si innescano tra organismo e sostanze esogene.

Bipolarità:
Con l’eliminazione di una sostanza dall’ambiente, una volta innescato il processo di adattamento sopra citato, l’organismo riattiva alcune dinamiche immunitarie prima auto represse che, in occasione di una nuova esposizione al medesimo composto, si palesano in maniera amplificata. Alla distanza questa reazione bipolare porta all’esaurimento del sistema immunitario. La ciclicità stimolo-astinenza crea veri e propri fenomeni di dipendenza da sostanze chimiche che, in fase di detossificazione terapeutica, sono del tutto simili a quelli generati per alcool e droga:

“La fase che attualmente sto attraversando, a livello clinico, si chiama acclimatizzazione o assuefazione da sostanze tossiche. Non è semplice riconoscerla perché implica l'esplosione di sintomi disparati che un paziente non attento e scrupoloso potrebbe imputare a inquinanti indoor. Comunque, nel mio caso, sono in crisi di astinenza da benzene, xilene e monossido di carbonio. Ieri, per poco, non cedevo all'irrefrenabile tentazione di farmi un giro dal benzinaio e "sniffare" un po’ di benzina. La crisi è stata forte, più del solito e, ti giuro, non guaderò più con gli stessi occhi di sfida e giudizio gli ex tossicodipendenti, ex alcolisti e giocatori d'azzardo. Dico ex, perché queste persone sono riuscite a superare crisi orribili, devastanti e non sono più ricaduti nella tentazione”.

(Federica, paziente MCS in terapia di “evitamento”. 30-09-2009)

AGENTI PATOGENI

Molti fattori scatenanti sensibilità chimiche (sensibilizzanti) fanno parte della famiglia dei cosidetti “disregolatori endocrini”. Una delle definizioni più chiare di tale termine è stata pubblicata nel 1996 allo “European Workshop on the Impact of Endocrine Disrupters on Human Health and Wildlife” tenuto a Weybridge (GB):

si definisce disregolatore endocrino (DE) “qualsiasi sostanza esogena in grado di causare effetti avversi per la salute di un organismo sano o della sua progenie, secondari ad alterazioni del normale funzionamento endocrino”

Le sostanze incriminate sono numerosissime, tra queste vanno annoverati: pesticidi (organoclorati e agenti organofosforici), fungicidi, biocidi e insetticidi, sostanze organiche ad uso industriale (solventi, materiali plastici e vernici), sostanze chimiche derivate da combustione e da vari processi chimici (diossine clorate e furani), nonché metalli pesanti (mercurio, arsenico, stagno e cromo). Gli effetti dei DE possono ricadere sul sistema linfatico e sull’apparato riproduttivo, possono interessare inoltre il sistema nervoso centrale e quello immunitario (con sviluppo di patologie neoplastiche e non). L’organo specifico maggiormente colpito è la tiroide ma i problemi maggiori vengono registrati forse a carico del sistema nervoso, con l’insorgenza di disturbi motori e della personalità, alterazione della memoria e sclerosi multipla.